Origine e sviluppo del Canto Gregoriano
Il Canto Gregoriano costituisce un genere musicale monodico, codificato in un repertorio di musica vocale in lingua Latina, nel quale si esprime la preghiera pubblica cristiana, cioè la Liturgia. La melodia nasce, si sviluppa e si evolve strettamente collegata alla lingua latina del periodo post-classico, in forma di prosa, quali le letture, i dialoghi, e di poesia, quali gli inni, le sequenze. Il canto liturgico rispecchia la cultura della primitiva comunità cristiana, formata da cristiani provenienti dalla Sinagoga, ma elaborata dalla sensibilità greco-romana delle nuove assemblee del bacino mediterraneo.
Tratti caratteristici di questo canto liturgico sono il legame tra il testo e la melodia e la sua aderenza al rito. Gli interpreti sono il Celebrante, il Salmista, il Cantore, la Schola e l’Assemblea. Contestualmente al ruolo degli attori nella liturgia, si sono formate ed evolute le diverse forme di canto:
Le forme di canto sono: la Salmodia Antifonicae Responsoriale per i Salmi; i Recitativi e i Dialoghi tra il Celebrante e l’Assemblea; i Canti ornati della Schola, e gli Inni e le Sequenze.
A S. Gregorio M. (sec. VI-VII) si attribuisce l’organizzazione della Liturgia cantata, sia della Messa che delle Ore. La diffusione del Cristianesimo e del Monachesimo da origine alle Scholae, e successivamente agli Scriptoria, con le quali si sviluppano differenti tradizioni melodiche scritte di canto liturgico: il canto mozarabico in Spagna; il gallicano in Gallia, l’ambrosiano a Milano, il romano antico a Roma e il beneventano nell’Italia meridionale.
Durante la rinascenza carolingia di Pipino il Breve (sec. VIII), e poi di Carlo Magno, per consolidare l’unità politica del nascente impero, questi favorì l’adozione dalla unità della Liturgia Romana su quelle gallicane e di altre liturgie dando origine ad un nuovo genere di canto liturgico: il Canto Gregoriano o Canto Romano-franco
La trasmissione orale di questo canto stimolò la formulazione di scritti teorici e di una elementare notazione a segni o reumatica.
Dal X sec. la notazione si evolve dalla forma a segni (neumatica) all’attuale notazione quadrata. Successivamente due chiavi, di FA e di DO, vengono a precisare meglio la relazione di altezza dei suoni della scala diatonica. Dopo un lungo periodo di predominio del canto a più voci nella liturgia, nel sec. XIX si intraprende nel Monastero di Solesmes lo studio del repertorio gregoriano, per un ritorno alla originaria ricostruzione del repertorio Gregoriano, studio scientifico, fatto attraverso il confronto dei manoscritti neumatici dei sec. X e XI, parallelamente allo studio del testo liturgico latino, del suo fraseggio, e del contesto celebrativo e rituale.
Dalla riforma di S. Pio X, (1904) il Canto Gregoriano, restaurato nella sua versione melodica e modale originale, viene codificato nei libri liturgici della Chiesa, e universalmente adottato nella Liturgia Romana.
Ecco come si presenta la preghiera liturgica:
-L’Anno Liturgico: racchiude il ciclo delle Feste del Signore: Avvento / Natale – Quaresima / Triduo pasquale Tempo pasquale / Pentecoste; – dei Santi; Tempo Ordinario.
Inno dell'Assunta. Clicca sul player di seguito.
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