Dom Paolo Maria Gionta
La figura di san Benedetto – come tutti noi sappiamo – è gigantesca: la si può approcciare da diversi punti di vista: il santo che ha dato completamente e senza riserve la vita a Dio; il legislatore che con la sua Regola ha indicato la via a molti dei suoi contemporanei e, nel corso dei secoli, a migliaia di altre persone; il padre di monaci, monache, laici che hanno visto in lui, non solo un maestro, ma anche un protettore e un patrono presso il Signore; colui che la Provvidenza ha chiamato per riconciliare, ai primordi dell'Europa, popoli diversi alla luce del Vangelo.
La spiritualità di Benedetto, attraverso la sua Regola, potrebbe anch’essa offrire spunti pressoché infiniti di riflessione. Invece, nella presente circostanza, intendo seguire un percorso breve attraverso cui osservare la ricchezza del suo insegnamento quasi come una persona che, a bordo di un’autovettura, percorre velocemente una lunga distesa di campi e terreni: sebbene non riesca a cogliere la bellezza di tanti oggetti che solo lo sguardo ravvicinato consente di apprezzare, il semplice colpo generale può comunque farla presagire. Per adoperare un’altra immagine, è come se io invitassi adesso a guardare attraverso il buco di una serratura (quelle, si intende, di una volta) per scorgere gli ambienti interni di una casa che, fuor di metafora, è appunto la spiritualità di san Benedetto. Anzi, di questi buchi di serratura, vorrei prenderne due affinché, da due diversi punti di vista, meglio appaia la grandezza – semplice e variegata allo stesso tempo – della spiritualità di Benedetto.
Cuore del compimento del tempo di Avvento è quel bambino adagiato nella mangiatoia, che adoreremo la Santa Notte della Veglia di Natale. Egli è cardine della rivelazione giudeo-cristiana, vera e profonda risposta al senso dell’esistere: guardando quel bambino, la fede ci dice che Dio si è incarnato nella nostra storia e le ha dato un orizzonte di affidabile significato. Il senso della vita, la Vita vera e piena, il senso tangibile di tutto l’atto creativo di Dio si svela in quella notte a Betlemme.
Quando viviamo una condizione di serenità, se stiamo bene in salute, abbiamo un lavoro che ci dà stabilità economica, abbiamo una «bella famiglia», proviamo una sensazione di onnipotenza: ci sembra che tutto vada per il meglio e che niente possa scalfire questo orizzonte di soddisfazione.
«Quali sono le tue strategie quotidiane per progredire ogni giorno nella tua ascensione verso Dio?» ci domandavamo in una precedente meditazione. Essendo l'ascesi allenamento, certamente essa prevede sempre uno sforzo da parte dell'uomo. Ma l’ascesi cristiana non è un movimento individualistico di autoperfezionamento: essa presuppone il desiderio di aprirsi all'opera dello Spirito in noi, affinché il Signore possa plasmare in noi l'uomo nuovo, a immagine dell'umanità redenta che egli ha portato nel seno della Trinità con la sua Incarnazione e Ascensione.
Accostandoti al monastero ed entrando nella sua chiesa, dove in certe ore del giorno è possibile assistere alla preghiera corale della comunità monastica, ti sarai forse chiesto: Chi sono i monaci? Che cosa fanno? Come vivono? Sono gli stessi monaci che vogliono offrire, assieme al loro cordiale saluto, una breve risposta ai tuoi interrogativi.
